passato e presente di un’ossessione
Per molti anni mi sono appassionato alle vecchie stoffe ”etniche” tessute a mano, fossero kilim turchi o huipil guatemaltechi. Poi, quando dal 1985 al 1988 andai a vivere in un villaggio del Guatemala, mi dedicai per tre anni a produrre delle grandi sciarpe di cotone, di cui progettavo il disegno ed eseguivo una parte della tessitura, ovvero l’ordito. Erano tutti pezzi unici e quella mia attività prevedeva naturalmente anche un sia pur vago sviluppo commerciale. Non sto qui a raccontare le singolari disavventure in seguito alle quali quel progetto non si realizzò, fatto sta che quando ritornai in Italia del mio lavoro sopravvivevano solo una decina di pezzi, destinati ormai all’archivio familiare. Ma non rimpiango quegli anni passati a maneggiare filati e a studiare linee e colori… Poi, in questi anni, le linee e i colori sono diventati – con analoga e sempre più intensa ossessione – quelli dei sassi che raccoglievo sulle spiagge e lungo i fiumi della Toscana. I due mondi – Giottolandia e la mia Tessilandia guatemalteca – non sono certo paragonabili, se non altro perché il pennello della natura dispone di un repertorio infinitamente più ricco e vasto di quello che era alla portata di una piccola e rudimentale attività artigiana come la mia. Ma alla fine ho pensato che anche in questo sito dedicato ai bei ciottoli poteva trovar posto – sia pure solo come sfondo – una piccola testimonianza visiva della mia antica passione-ossessione ed è così nata quest’ultima galleria che ho chiamato “nuovi sassi, vecchie stoffe”.
Giottolandia, the book
“Roberto Mari forse non lo sa ma ha raggiunto quel risultato insperato che i tagliatori di diamanti di Anversa non hanno mai sfiorato. Ha inventato la pietra preziosa, quella così rara da sfuggire ad ogni ipotesi di apprezzamento perché può generare il piacere non dell’occhio e della pelle, ma dell’anima. Perché se l’alchimista che in ore di molature sapienti si applica a fare di una baguette o di una rosette o di una marquise un manufatto brillante che deve assomigliare il più possibile all’altro esemplare di diamante o ambisce addirittura a superarne le fattezze per tangere il modello ideale della geometria, il sasso levigato è convinto della propria individualità, non chiede confronti, non rincorre l’idea. È in sé medesimo un piccolo campione di perfezione, irripetibile e individuale.”
(dalla prefazione di Philippe Daverio)
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Alla scoperta di Giottolandia
Viaggio nel fantastico mondo dei ciottoli di Toscana.
Visioni di Roberto Mari
Suoni di Max Jacob
Firenze, Festival della creatività 23-26 ottobre 2008