ritratto di Roberto Mari
Harumi Matsumoto - El director  1987

Roberto Mari

Sono nato a Milano sessantuno anni fa, ma i primi anni della mia infanzia li ho trascorsi in un paesino ligure e nella più lontana immagine visiva di cui ho un ricordo mi vedo seduto sulla spiaggia di Bogliasco mentre giocherello con dei ciottoli.
Per la gran parte della mia vita ho fatto quel che si dice lavoro intellettuale ed è quel che faccio anche ora a Firenze, dove collaboro come editor per una casa editrice. Del mio lavoro non mi lamento, ma, per dir la verità, una vera tranquillità dello spirito riesco a trovarla solo quando sono occupato in una qualche attività manuale. Così, oltre vent’anni fa, fuggii da una Milano in cui mi sentivo soffocare e vissi per tre anni e mezzo in un villaggio del Guatemala, lavorando a progettare stoffe – dei pezzi unici, essenzialmente delle grandi sciarpe – che facevo poi tessere sul telaio a mano (identico a quello precolombiano) alle donne del luogo. La maggior parte del tempo la passavo rigirandomi tra le mani tanti piccoli gomitoli di fili di diverso colore che avvolgevo in successione intorno a una tavoletta di legno per simulare una sezione “realistica” della stoffa che stavo progettando.
Mentre le mie giornate trascorrevano in tali trastulli, capitò lì una piccola e smilza giapponese, che dopo qualche tempo si trasferì nella mia casa. Harumi si trastullava invece – all’altro capo del tavolo su cui io lavoravo – con delle matite colorate che teneva nell’astuccio che era quasi tutto il suo bagaglio. Dopo un po’ ne venne fuori una specie di ritratto – El director – che dà un’idea stralunata, ma neanche troppo, di quel che era allora il succo della mia attività.
Passarono i mesi, nacque Yoshi – cui si deve il logo Giottoli’s – e poco dopo una serie di circostanze ci spinsero a tornare in Italia.
In quell’estate – era vent’anni fa – trascorremmo due settimane in una casa alle spalle della spiaggia di Bolgheri: io – in lutto visivo per aver dovuto abbandonare le mie amate stoffe – ero assetato di colori e disegni e così mi sembrò quasi un risarcimento quando, passeggiando sul bagnasciuga, cominciai a trovare dei ciottoli quali mai avevo visto. Erano i miei primi giottoli e negli anni successivi ho continuato saltuariamente a raccoglierne in varie spiagge della costa toscana (avendo sempre come compagna di ricerca Harumi, al cui occhio si deve la scoperta di qualcuno dei sassi qui presentati), finché, dieci anni fa, cominciai a levigarli, essendomi reso conto – soprattutto guardandoli con la lente d’ingrandimento – di quanto fosse esteticamente decisivo questo lavoro di completamento dell’opera della natura. Poi, meno di due anni fa, mi decisi finalmente a fotografarli – e fu la scoperta di Giottolandia, i cui paesaggi sono documentati in questo sito solo in piccola parte (e con i limiti tecnici del web), in misura però credo sufficiente a dare un’idea dell’incredibile ricchezza e varietà iconica di questo Nuovo Continente estetico.

Roberto Mari, Giugno 2008






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