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Harumi Matsumoto El director

Sono nato a Milano sessantotto anni fa, ma i primi anni della mia infanzia li ho trascorsi in un paesino ligure e nella più lontana immagine visiva di cui ho un ricordo mi vedo seduto sulla spiaggia di Bogliasco mentre giocherello con dei ciottoli.
Per la gran parte della mia vita ho fatto quel che si dice lavoro intellettuale, ma, per dir la verità, una vera tranquillità dello spirito
riesco a trovarla solo quando sono occupato in una qualche attività manuale.
Così, circa trent’anni fa, fuggii da una Milano in cui mi sentivo soffocare e vissi per tre anni e mezzo in un villaggio del Guatemala, lavorando a progettare stoffe che facevo poi tessere sul telaio a mano (identico a quello precolombiano) alle donne del luogo.
La maggior parte del tempo la passavo rigirandomi tra le mani tanti piccoli gomitoli di fili di diverso colore che avvolgevo in successione intorno a una tavoletta di legno per simulare una sezione “realistica” della stoffa che stavo progettando.
Mentre le mie giornate trascorrevano in tali trastulli, capitò lì una piccola e smilza giapponese,
che dopo qualche tempo si trasferì nella mia casa. Harumi si trastullava invece – all’altro capo del tavolo su cui io lavoravo –
con delle matite colorate che teneva nell’astuccio che era quasi tutto il suo bagaglio.
Dopo un po’ ne venne fuori una specie di ritratto – El director – che dà un’idea stralunata,
ma neanche troppo, di quel che era allora il succo della mia attività.
Passarono i mesi, nacque Yoshi – cui si deve il logo Giottoli’s – e poco dopo tornammo in Italia,
dove in quell’estate  trascorremmo due settimane in una casa alle spalle della spiaggia di Bolgheri:
io – in lutto visivo per aver dovuto abbandonare le mie amate stoffe – ero assetato di colori e disegni
e così mi sembrò quasi un risarcimento quando, passeggiando sul bagnasciuga, cominciai a trovare dei ciottoli quali mai avevo visto.
Erano i miei primi giottoli e negli anni successivi continuai saltuariamente a raccoglierne in varie spiagge della costa toscana
finché a un certo punto cominciai a levigarli, essendomi reso conto – soprattutto guardandoli con la lente d’ingrandimento –
di quanto fosse esteticamente decisivo questo lavoro di completamento dell’opera della natura.
Poi, circa dieci anni fa, mi decisi finalmente a fotografarli – e fu la scoperta di Giottolandia,
i cui paesaggi sono qui documentati  solo in parte (e con i limiti tecnici del web),
in misura però credo sufficiente a dare un’idea dell’incredibile ricchezza e varietà iconica di questo Nuovo Continente estetico.

Roberto Mari,

Monterotondo Marittimo

Giugno 2015